martedì, Luglio 27, 2021
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Verso la costruzione del cloud europeo: il progetto Gaia X

Il progetto cloud europeo Gaia X, nato su impulso franco-tedesco, ha visto l’adesione dell’Italia con numerose aziende coinvolte.

L’obiettivo è realizzare un’infrastruttura complessa per la gestione dei dati sensibili: un cloud europeo denominato Gaia X.


Garantire che aziende e governi riprendano il controllo dei propri dati.

Consentire a questi ultimi di essere condivisi più facilmente con altre parti, evitando che rimangano collegati esclusivamente a una piattaforma.

È questo l’orizzonte di Gaia-X, un progetto nato con l’obiettivo di costruire il cloud europeo.

Un’infrastruttura complessa che possa contenere e tutelare l’autonomia strategica e il controllo delle informazioni, comprese le più sensibili.

cloud europeo Gaia X


Il programma è ambizioso, e immagina di poter rispondere all’egemonia
sin qui pressoché totale dei giganti tecnologici americani e asiatici, come
Google, Alibaba, Amazon e Microsoft.


Le parole d’ordine attorno alle quali riuscire nell’impresa sono trasparenza,
tracciabilità, affidabilità.

Nato sotto l’impulso di Francia e Germania, il progetto Gaia-X ha presto allargato i suoi confini, coinvolgendo imprese private ed eccellenze tecnologiche di altri
paesi europei, compresa l’Italia.

Concretamente, il lavoro svolto vedrà le sue prime applicazioni nel 2021: sono
stati coinvolti operatori di telecomunicazioni, cloud provider e produttori hardware, attivi in settori eterogenei, dalla difesa all’energia fino alla sicurezza informatica.


Dopo Francia e Germania, è proprio il nostro Paese a vantare il numero di
aziende più coinvolte: sono 29 i soggetti che hanno aderito al programma.

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Almaviva, Aruba, ConfindustriDigitale, Enel Global Services, Intesa Sanpaolo, Leonardo, Poste Italiane e Westpole sono alcune delle aziende che al momento hanno offerto il loro contributo a Gaia-X.

Fornendo idee e spunti di riflessione, nonché proponendosi alle imprese italiane ed europee come partner di uno dei maggiori progetti europei di confederazione del cloud e di trasformazione digitale.

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L’adesione dell’Italia a Gaia-X è avvenuta nell’ottobre scorso, con una dichiarazione congiunta per lavorare alla Federazione europea del cloud.

Nel documento si fa presente che il gap di investimenti dell’Unione europea per
il cloud – rispetto a USA e Cina – ammonta a 11 miliardi all’anno circa.

Per compensare questo divario, l’UE potrebbe mettere insieme le risorse del programma Digital Europe arrivando così ad investire 10 miliardi di euro.

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La portata straordinaria dell’investimento, del resto, è giustificata dal fatto che non
soltanto aziende private, ma anche governi ed enti pubblici di varia natura, compresi ospedali, strutture dedicate alla Difesa e alla ricerca scientifica, stanno facendo sempre più uso della tecnologia e dei servizi cloud.

E se da un alto questo processo comporta numerosi vantaggi – tra i quali l’accessibilità perpetua ai documenti, da qualsiasi luogo, “a portata di
click”, oltre al notevole risparmio di risorse – d’altro canto l’enorme massa
di dati sensibili finisce regolarmente su contenitori regolati da policy non sempre improntate alla trasparenza, o comunque orientati a regole proprie.

cloud europeo Gaia X

È stato stimato che oltre il 90% dei dati occidentali è archiviato nei data center americani.


È questa, dunque, la sfida che l’Europa ha deciso di affrontare ricorrendo
a Gaia X: la centralità dei dati è destinata ancora ad aumentare nel futuro,
con applicazioni che investono anche il ricorso all’Intelligenza artificiale, e
per questo la garanzia di una protezione adeguata è una priorità per tutti: stati, imprese e singoli cittadini.

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